Raffreddati? attenzione al “fai da te”

 
 

Il primo forte abbassamento delle temperature è arrivato, e a risentirne, oltre al termometro, anche la salute di molte persone. A guastare la giornata numerose patologie da raffreddamento. Fastidiose, certo, ma nella maggior parte dei casi gestibili dal paziente stesso. Due recenti studi, pubblicati sul British Journal of Clinical Pharmacology, lanciano però l’allarme: in agguato l’errore dovuto all’inesperienza nell’uso dei farmaci di automedicazione. Si stima infatti che proprio nella stagione fredda si verifichino il 6,5% dei sovradosaggi di paracetamolo, uno dei principi attivi più utilizzati in questi casi. In particolare, durante la stagione influenzale, c’è una probabilità del 24 per cento maggiore di superare le dosi raccomandate. Si tratta di una cifra solo apparentemente contenuta, se si considera che sono a migliaia le persone che utilizzano combinazioni che contengono tale principio attivo per contrastare febbre, sintomi influenzali o parainfluenzali e delle alte vie respiratorie. Il sovradosaggio è un problema che si verifica, anche se in misura minore, nel 5,3%, anche nelle altre stagioni.
Il maggior rischio è anche dovuto al fatto che questa preziosa arma terapeutica presenta molteplici applicazioni. Come antipiretico viene consigliato nel trattamento sintomatico di affezioni febbrili quali l'influenza, le malattie esantematiche, le affezioni acute del tratto respiratorio, etc. Come analgesico viene indicato in cefalee, nevralgie, mialgie e altre manifestazioni dolorose di media entità, di varia origine.

Il sovradosaggio
A sottolineare il crescente rischio di sovradosaggio, il fatto che nell’ultima decade l’uso del paracetamolo sia aumentato del 53% (dati francesi) e che la pillola con dosaggio di 1000 milligrammi, cioè il più alto, è diventata quella più consumata del Paese, parallelamente, l’assunzione di quella da 500 milligrammi ha avuto un calo nelle vendite del 20%.
L’eccesso di paracetamolo comporta rischi anche severi per fegato e reni, soprattutto quando l’assunzione a dosi elevate avviene per lunghi periodi di tempo. Infatti, per essere eliminato dopo aver svolto la sua azione, il paracetamolo consuma moltissimo glutatione, il nostro principale antiossidante. Se le scorte di glutatione si esauriscono fegato e reni ne risentono. In caso di assunzione accidentale di dosi molto elevate, si legge sul foglietto illustrativo del paracetamolo, l’intossicazione acuta si manifesta con anoressia, nausea, vomito seguiti da profondo decadimento delle condizioni generali; tali sintomi compaiono in genere entro le prime 24 ore. Le conseguenze possono essere anche molto gravi.

Cosa fare in caso di assunzione accidentale eccessiva
La prima cosa da fare è quella di rivolgersi al medico o al farmacista o, in caso di un sovradosaggio più importante, direttamente al pronto soccorso. I provvedimenti da adottare consistono nello svuotamento gastrico precoce e nel ricovero ospedaliero per le cure del caso, mediante somministrazione, il più precocemente possibile, come antidoto al paracetamolo, di N-acetil-L-cisteina per via endovenosa. Quest’ultima sostanza, somministrata per bocca, è particolarmente utile anche, in generale, per contrastare gli effetti ossidanti della terapia con paracetamolo perché la N-acetil-L-cisteina ripristina le scorte di glutatione, di cui è precursore.

Un aiuto per affrontare le conseguenze dei primi freddi. 
In questi casi può essere utile un supplemento di N-acetil-L-cisteina associata a Serrazimes® (detto anche promelase, enzima proteolitico derivato dalla fermentazione controllata di maltodestrine tramite Aspergillus melleus), con Vitamina C e Riboflavina, vitamine che contribuiscono alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. La Vitamina C, inoltre, favorisce la regolare funzione del sistema immunitario e la Riboflavina contribuisce al mantenimento di normali membrane mucose.



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