Scoperto un nuovo organo, l’interstizio

 
 

Un nuovo capitolo occuperà i libri di anatomia, servirà per descrivere un organo finora sconosciuto, il più grande del corpo umano, l’interstizio. L’emozione dei ricercatori deve essere stata molto simile a quella di Cristoforo Colombo che avvistava dalla nave una terra sconosciuta. La ricerca continua a svelare nuove realtà anche laddove da tempo si pensava di conoscere tutto. A dimostrarlo un articolo recentemente comparso su Scientific Reports, di Nature. Si tratta di una rivelazione molto importante: quello che si è sempre classificato come tessuto connettivo, va invece considerato un organo che si trova diffuso in tutto l’organismo, nei numerosi tessuti soggetti a compressione intermittente o ritmica, compresi le sottomucose dell’intero tratto gastrointestinale e della vescica urinaria, il derma, i tessuti molli peri-bronchiali, i vasi sanguigni e i muscoli.

Il ruolo di queste strutture anatomiche potrebbe essere importante in numerose aree mediche, dalle metastasi del cancro all’edema, dalla fibrosi al funzionamento meccanico di molti o tutti i tessuti e organi. In breve, è stata riscritta l’anatomia e l’istologia di uno spazio precedentemente non riconosciuto, benché diffuso a livello macroscopico. In pratica viene rivoluzionato il concetto anatomico della sottomucosa, del derma, della fascia e dell’avventizia vascolare, e si suggerisce che, piuttosto che essere barriere dense e fitte di collagene, siano spazi interstiziali pieni di liquido.

L’interstizio sarebbe dunque un organo complesso formato da cavità interconnesse piene di liquido e sostenuto da fibre di collagene ed elastina.

Oltre il microscopio

La scoperta è stata resa possibile grazie a una nuova tecnica di endomicroscopia confocale laser, che consente di vedere in tempo reale al microscopio immagini istologiche dei tessuti vivi direttamente dentro il corpo, per una profondità di 60–70 μm, nel corso dell’endoscopia, quindi senza doverli prelevare e poi fissare su un vetrino.

Una conferma è arrivata poi dal congelamento del tessuto bioptico prima della fissazione, che ha permesso di preservare l’anatomia della struttura, dimostrando che fa parte della sottomucosa e di uno spazio interstiziale riempito di fluido, e supportato da una complessa rete di fasci di collagene denso, una realtà non apprezzata dai precedenti metodi di fissazione e analisi microscopica.

La nuova tecnica, impiegata inizialmente su alcuni pazienti malati di tumore che dovevano essere sottoposti a chirurgia per rimuovere pancreas e dotto biliare, ha permesso di osservare la reale struttura dell’interstizio, che è stato poi riconosciuto anche in tutte le altre parti del corpo sottoposte a continui movimenti e pressioni.

 

Un nuovo scenario

Il fluido contenuto nell’interstizio pare avere importanti implicazioni nella funzione dei tessuti e dal punto di vista patologico.

È comprimibile e distensibile, quindi potrebbe agire come un ammortizzatore. Infatti circonda organi sottoposti a compressioni e distensioni, sia costanti come i polmoni e l’aorta, sia intermittenti, come nel tratto digestivo dopo un pasto, nella vescica durante la minzione od ovviamente nella pelle.

Una maggiore conoscenza dell’interstizio potrebbe portare a spiegare molti fenomeni biologici come l’edema, la diffusione dei tumori, l’invecchiamento della pelle, le malattie infiammatorie degenerative e perfino il meccanismo d’azione dell’agopuntura.

Attenzione alla salute del derma

Prendersi cura della propria cute, significa permetterle di essere nutrita e idratata correttamente, anche in profondità. A maggior ragione alla luce delle nuove scoperte. Il trofismo cutaneo e l’elasticità tissutale possono venir infatti aiutati grazie a prodotti specifici. Attualmente sono disponibili innovativi dermocosmetici, specificatamente formulati per gambe pesanti ed edemi, ma anche per ematomi. I componenti più importanti in questi prodotti sono i Glucosaminoglicani (GAG). I principali GAG, mattoni per la costruzione della matrice interstiziale, sono l’acido ialuronico, il condroitin solfato e il cheratan solfato. Queste molecole idratano, trasportano in profondità altri principi attivi e, facilitando la ricostruzione della matrice interstiziale favoriscono l’elasticità e il trofismo cutaneo. Un altro utile componente è l’escina, un glicoside triterpenico, isolato dai semi dell’ippocastano, che agisce inibendo la formazione dell’edema e diminuendo l’eccessiva permeabilità vascolare. Ha un’attività anti-edematosa, antiessudativa e riduce il tasso di rilascio di essudato dalle pareti dei vasi sottoposte a stress o a condizioni infiammatorie. Infine, utile abbinare la troxerutina, un flavonoide di origine vegetale, che favorisce la funzionalità del microcircolo ed ha azione antiinfiammatoria.



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