Impatto della demenza sui costi

 
 

Nel mondo il numero di persone che soffrono di demenza supera il numero di abitanti della Spagna: oltre 46 milioni di pazienti. Questo comporta costi umani ingenti, ma anche una impressionate spesa economica che si è stimata essere di 818 miliardi di dollari nel 2015, cifra che potrebbe raggiungere il miliardo di miliardi nel 2018.
Per dare un’idea di quanto possa essere elevata: se fosse un Paese, sarebbe la diciottesima più grande economia del mondo, superiore ai valori di mercato di aziende come Apple e Google.
I dati riguardanti l’Europa occidentale dimostrano come solo il 19,3% dei costi totali siano dovuti alla spesa medica diretta, mentre ben il 43% a costi sociali e il 37,6% a cure informali.
Si tratta di un incremento progressivo nell’impegno socio-economico e una continua sfida per i sistemi sanitari di tutto il mondo. Tutti i Paesi devono includere le demenze nei loro programmi di salute pubblica; a livello internazionale, nazionale regionale e locale, e sono necessari programmi e coordinamento su più livelli e tra tutte le parti interessate.
Stime di calcolo circa i costi socio-sanitari delle Demenze in Italia ipotizzano cifre complessive pari a circa 10-12 miliardi di Euro annui, e di questi 6 miliardi per la sola Malattia di Alzheimer.

Prevenzione
La prevenzione può contribuire anche significativamente a ridurre i costi socio-sanitari che gravano sui Sistemi Sanitari e sulla popolazione.
Numerose evidenze scientifiche, per esempio, individuano alcuni fattori di rischio modificabili associati in particolare all’insorgenza della demenza di Alzheimer quali: diabete, ipertensione, obesità, fumo, depressione e inattività fisica. Si tratta di problematiche sulle quali è possibile agire, modificando il proprio comportamento e così facendo è possibile prevenire o quanto meno posticipare l’insorgenza delle demenze. È stato calcolato per esempio che riducendo del 10% o del 25% ognuno di questi fattori di rischio si potrebbero prevenire da 1,1 a 3 milioni di casi di morbo di Alzheimer.

 

 

Si possono inoltre introdurre nella propria vita alcune abitudini sane, in grado di mantenere il cervello in esercizio: leggere innanzitutto, libri o giornali o qualunque cosa possa interessare la mente, dilettarsi con cruciverba, sudoku o altri rebus, imparare una lingua o a suonare uno strumento musicale, tenersi in movimento, visto che l’attività fisica favorisce la produzione di un fattore di crescita nervoso (il cosiddetto fattore neurotrofico cerebrale), che protegge i neuroni del cervello dal deterioramento. Altro punto importante è imparare a controllare lo stress lavorativo o affettivo.
Anche alcune sostanze inoltre possono contribuire a proteggere il cervello. È il caso della L-Acetilcarnitina, una molecola che pare efficace nel declino cognitivo lieve e nelle fasi precoci della malattia di Alzheimer, in disturbi dell’umore di tipo depressivo. Induce effetti neuroprotettivi, neurotrofici e analgesici nel sistema nervoso centrale periferico e può essere utile nelle neuropatie periferiche, ed ha un effetto sul dolore neuropatico, come quello dovuto a neuropatie diabetiche, a compressione e ad agenti chemioterapici.
Anche l’estratto di Ginkgo biloba può rappresentare un valido aiuto, perchè può essere efficace nel trattamento di una vasta gamma di condizioni associate a deterioramento mentale legato all’età con l’incremento delle proprietà neuroprotettive e cognitive. Infatti sembra essere in grado di stabilizzare e, in alcuni casi, migliorare le prestazioni cognitive e le funzioni sociali dei pazienti con demenza, ha mostrato miglioramenti nella memoria a breve termine, nello stato di vigilanza, di attenzione, nella velocità di memorizzazione e nella qualità della memoria in soggetti sani.



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